Vendetta pubblica

Con Marcello Bortolato, Nicola Saldutti e Edoardo Vigna

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«Facciamoli marcire in carcere!» è oggi uno degli slogan che va più forte quando si parla di detenuti. Al primo episodio di cronaca che coinvolge un condannato che si trova all'esterno – per un permesso o per una misura alternativa – parte il rigurgito delle forze politiche che vogliono riportare l’Italia a considerare la detenzione come pura vendetta pubblica. «Alla fine in carcere non ci va mai nessuno», «chi ha sbagliato deve pagare», «in cella fanno la vita dei signori», «le prigioni sono piene? Costruitene di nuove!»: i luoghi comuni e le false notizie sull'argomento intossicano il dibattito pubblico. Gli autori di questo libro vogliono riportare un po’ di verità sulla questione. Marcello Bortolato è uno dei giudici più esperti del settore (magistrato da trent'anni, ora presiede il Tribunale di Sorveglianza di Firenze e ha fatto parte delle commissioni ministeriali di riforma sull'ordinamento penitenziario). Edoardo Vigna è giornalista al “Corriere della Sera”, dove si è sempre occupato di attualità, italiana e internazionale. Il primo abbaglio da smontare sta nell'idea diffusa che interesse primario della collettività sia quello di far scontare ‘fino in fondo’ la pena ai condannati per i vari reati. Da questo punto di vista, invece, non c’è solo la Costituzione italiana, una delle più illuminate, a stabilire che la pena deve prima di tutto non punire ma rieducare. Il punto vero è un altro, ancora più semplice: i detenuti dopo alcuni anni, presto o tardi, comunque escono. Anche gli ergastolani, se rieducati ai valori della comunità, devono avere questa possibilità. Insomma, tutti tornano nella società. Allora è interesse primario della comunità non vendicarsi ma fare in modo che gli anni trascorsi dietro le sbarre servano a tentare di recuperare i detenuti stessi. D’altra parte i dati statistici lo dimostrano: in Italia la recidiva degli ex detenuti è record – sette su dieci tornano a delinquere – ma la percentuale precipita all'uno per cento per l’esigua minoranza di chi in carcere ha potuto lavorare. Evidentemente c’è bisogno di andare esattamente in direzione contraria alla ‘vendetta pubblica’.

Marcello Bortolato, magistrato dal 1990, dal 2017 presiede il Tribunale di Sorveglianza di Firenze. Ha partecipato, come coordinatore del tavolo tematico su “Vita detentiva e sicurezza”, agli Stati generali dell’esecuzione penale nel 2015 e nel 2013 ed è stato componente nel 2017 di due commissioni di riforma dell’ordinamento penitenziario istituite presso il Ministero della Giustizia. È autore di numerose pubblicazioni in materia penitenziaria.

Edoardo Vigna, giornalista del “Corriere della Sera” da venticinque anni, è caporedattore nella redazione del magazine “7”, per il quale ha firmato inchieste, interviste e reportage e dove da 15 anni è titolare della rubrica di politica internazionale. È autore di Sette mesi di Berlusconi (con E. Marro, Ediesse 2001), sulla prima esperienza di governo del fondatore di Forza Italia, e di Europa. La meglio gioventù (Neri Pozza 2019).

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Vendetta pubblica. Il carcere in Italia, Marcello Bortolato, Edoardo Vigna, Laterza

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