Come sono belli i due occhi di Amon-Râ: la luce nelle scienze della visione e nell’arte visiva
Con Daniele Zavagno, Daniele Della Vedova, Armando Massarenti, Rossana Actis Grosso e Thiago Costa
Nell’inno tebano cui il titolo ammicca, gli occhi di Amon-Râ sono il sole e la luna, cioè gli astri che nell’antichità furono associati alla luce, e quindi sostanzialmente anche alla visione. Questa relazione identitaria tra luce e visione caratterizzò l’ottica antica e sopravvisse con accezioni diverse fino al XVII secolo. Data questa eredità si potrebbe supporre che la psicologia della percezione visiva, e le scienze della visione in generale, abbiano prodotto numerose ricerche intese a studiare la luce come entità visiva. Intesa come entità fisica, la luce è stata considerata come parametro da controllare negli esperimenti percettivi, non come oggetto di studio in sé. Eppure, l’esperienza visiva della luce ha contribuito a plasmare l’esperienza culturale dell’umanità, da istanze teologiche al “lume della ragione”. Gli artisti hanno saputo tradurre nelle loro opere aspetti visivi propri dell’esperienza della luce, palesandone le caratteristiche fenomeniche più salienti.