Il peso del senno. Perché le tragedie greche continuano a insegnarci come abitare il destino
Con Beatrice Savino, Silvia Stucchi e Alessandro Zaccuri
Presentazione della nuova collana Ares dedicata ai tragici greci nella traduzione di Ezio Savino. Che cosa accomuna il viaggio di Astolfo sulla luna, dove Ariosto immagina siano custodite tutte le cose perdute dagli uomini – compreso il senno di Orlando –, e le grandi tragedie della Grecia antica? Più di quanto si possa pensare. Se nel Furioso, la follia di Orlando nasce da una passione che travolge la ragione e solo un viaggio straordinario può restituirgli ciò che ha smarrito, nelle tragedie di Eschilo e Sofocle il cammino verso il senno è ancora più radicale: passa attraverso il dolore, il limite, il confronto con il destino e con la responsabilità delle proprie azioni. Non c'è fuga possibile per Edipo, che conquista la vera conoscenza di sé solo dopo aver attraversato la rovina; non c'è pace per Antigone, chiamata a scegliere tra la legge della città e quella della coscienza; non c'è liberazione senza sofferenza per Prometeo, che paga il prezzo della sua fedeltà agli uomini; e nei destini di Filottete e delle Trachinie il dramma rivela tutta la fragilità dell'agire umano, sospeso tra volontà e necessità. In questo senso, il viaggio di Astolfo diventa una suggestiva metafora della lettura dei classici. Se Ariosto colloca sulla luna il deposito di tutto ciò che gli uomini perdono vivendo, i tragici greci sembrano ricordarci che il senno può essere ritrovato anche sulla terra, nelle parole di opere che continuano a parlare al presente.