L’illusione della libertà
Con Umberto Galimberti
La libertà è il grande mito dell’Occidente. Umberto Galimberti lo prende di petto e lo rovescia: non siamo liberi, siamo convinti di esserlo. E proprio questa convinzione, più dei fatti, ha modellato la nostra civiltà, le sue religioni, le sue morali, le sue leggi, le sue economie. Con il rigore del filosofo e la capacità rara di nominare il presente, Galimberti attraversa i luoghi in cui la libertà si è imposta come parola sacra: la tradizione cristiana, il diritto moderno, il mercato, la tecnica, l’amore, l’idea stessa di identità personale. A ogni passaggio mostra il punto cieco dell’illusione: dietro la scelta agiscono il patrimonio genetico, l’ambiente, l’educazione, il riconoscimento sociale, le costrizioni economiche, gli apparati tecnici, le pulsioni inconsce. L’io che si crede sovrano arriva sempre dopo: giustifica, racconta, razionalizza. Ne esce un libro che non consola e non assolve. La libertà giuridica si scopre astratta; quella economica coincide col dominio del denaro e del mercato; quella promessa dalla tecnica si riduce alla libertà di funzionare; persino l’amore, ultimo santuario dell’autenticità, rischia di essere soltanto una forma raffinata di narcisismo. Non c’è ambito della vita contemporanea che Galimberti non interroghi fino in fondo, smontando le parole con cui ci difendiamo dalla verità.
L’illusione della libertà è un saggio radicale, polemico, necessario. Un libro che costringe a guardare senza alibi la nostra epoca, dove tutto ci invita a scegliere ma quasi nulla ci consente davvero di essere padroni di noi stessi. E lascia il lettore davanti alla domanda decisiva: se la libertà è il nome con cui mascheriamo i nostri vincoli, quanta parte della nostra vita ci appartiene davvero?