Oro greco. Epicuro, Aristippo e la filosofia del piacere
Con Mauro Trentadue
Il Tetrafarmaco si configura, in primo luogo, come un abile strumento di difesa contro il sordo ribollire delle paure. Epicuro pare impegnato nella liquidazione delle ombre che agitano l’inquieto presente dei nuovi sudditi di Alessandro il Macedone: il piacere, verso cui il filosofo del Giardino instrada l’uomo, appare come un angolo di pace entro l’altrimenti incontrollabile turbinìo degli eventi, dunque uno stretto spicchio di sole, aperto in un cielo molto cupo. L’edonismo epicureo è, allora, l’esito di un arguto processo di deposizione dell’angoscia, mentre il piacere di Aristippo appare come il ricco bottino di un giorno lucidamente felice.
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