Per non sentire più niente. Un romanzo tragicomico
Con Laura Forti e Romano Madera
Uno scrittore ebreo fallito, cresciuto dentro la sinistra intellettuale e convinto che almeno lì avrebbe trovato una casa, dopo il 7 ottobre scopre di non avere più neanche quella. Non riesce a unirsi al coro sempre più radicale contro Israele, ma non sa nemmeno difenderlo senza sentirsi fuori posto: risultato, passa le giornate a scrivere commenti su Facebook che cancella subito dopo, in una spirale ossessiva di frasi perfette mai pubblicate e indignazioni abortite.
Come se non bastasse, sprofonda in una depressione così teatrale da diventare quasi comica - finché non comincia a vedere Philip Roth, che lo insulta, lo provoca e gli suggerisce di smettere di frignare e tornare a vivere, soprattutto con le donne.
Quando un video del suo goffo tentativo di suicidio diventa virale, la sua irrilevanza si trasforma in visibilità. Viene invitato a eventi improbabili e lì incontra una libraia che sembra l'unica a non prenderlo troppo sul serio. Intanto, la sua psicanalista comincia a perdere fiducia — in lui e forse nel mestiere.
La crisi esplode quando scopre online un impostore: qualcuno che usa i suoi vecchi scritti giovanili per incarnare un ebreo opposto a lui, sicuro, carismatico, capace di dire tutto ciò che lui non riesce più a dire. Quando lo affronta, invece di odiarlo ne resta affascinato. Finiscono persino per collaborare: il suo romanzo di novecento pagine verrà pubblicato firmato insieme all'impostore, che ne taglia metà trasformandolo in un successo.
Solo alla fine si scopre la verità: l'impostore non è mai esistito. Era lui. O meglio, la versione di sé che, nel rumore del mondo e nel silenzio delle proprie paure, non era più riuscito a essere. Resta una domanda, sospesa come una battuta di Roth: chi ha scritto davvero quel romanzo? E soprattutto - quale dei due uomini è sopravvissuto?