La storia di un luogo magico
Con Sergio Scalpelli, Andrea Capriolo e Luca Pollini
Un locale aperto alla fine del 1977, in un momento di crisi della militanza politica giovanilista che segna il tramonto delle organizzazioni extraparlamentari: Macondo, il nome scelto da Mauro Rostagno, non può non evocare il respiro utopico di un mondo che si sforzava di rinascere dalle proprie ceneri, quello di Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Macondo è stato un importante centro culturale e sociale, dove si organizzavano mostre, concerti e iniziative artistiche, è stato un punto di ritrovo trasversale per giovani e artisti e il simbolo della fine dell’era della violenza politica degli Anni di Piombo. È durato poco, ma non era fatto per durare, ma per esistere: viene chiuso dalle Forze dell’ordine pochi mesi dopo la sua apertura, a causa di problemi legali legati alla diffusione di materiale controculturale e al consumo di spinelli. A Macondo ci andavano tutti: politici, celebrità, borghesi, intellettuali, militanti, studenti, spacciatori, giocolieri, ragionieri e pensionati. Il libro è una testimonianza morale prima ancora che letteraria, che restituisce voce a un’utopia vissuta.