L’unico scrittore buono è quello morto
Con Marco Rossari
Uscito per la prima volta nel 2012, L’unico scrittore buono è quello morto torna in una nuova edizione profondamente rivista. Il libro di allora era uno zibaldone esploso: racconti, aforismi, freddure, apologhi, gag, frammenti brevissimi e testi più lunghi, un ottovolante di invenzioni nate da un momento di crisi e insieme di energia creativa. Rossari lo aveva pensato come un vaso infranto e rimesso insieme, lasciando intravedere le crepe.
A distanza di anni, quel libro è diventato un altro libro. L’autore ha tagliato, ripulito, riscritto, aggiunto e sottratto, fino a far emergere ciò che forse era sempre stato al centro: una raccolta di storie buffe sulla scrittura. Non un semplice gioco metaletterario, ma una macchina comica che smonta rituali, pose, tic e illusioni del mondo letterario: aspiranti autori, editor, presentazioni, giudizi, fallimenti, ambizioni, idiosincrasie e desiderio di essere letti.
Rossari conosce dall’interno quel mondo e lo racconta senza indulgenza, ma anche senza cinismo.
La sua comicità non è mai solo battuta: è ritmo, intelligenza, precisione nel cogliere il lato assurdo delle cose. Dietro la parodia dei luoghi comuni editoriali affiora una domanda più seria e più malinconica: perché continuiamo a innamorarci della letteratura, nonostante le delusioni, le vanità, le ferite e i tradimenti che porta con sé? Questa nuova edizione comprende anche un racconto inedito in volume, I demoni di Fëdor, e restituisce
L’unico scrittore buono è quello morto nella forma più limpida: un libro agile, colto, iconoclasta e divertentissimo, capace di parlare a chi scrive, a chi legge e a chiunque abbia almeno una volta intravisto la macchina magica e infernale della vita letteraria.